martedì 17 giugno 2008
Leucemia: primo studio indipendente
Leucemia: primo studio indipendente
COPENAGHEN - E' coordinato dall'Italia il primo studio indipendente sugli effetti a lungo termine su un farmaco anticancro. La ricerca, sulla molecola per la cura della leucemia mieloide cronica imatinib, e' promossa dall'Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) e coinvolge 24 centri in tutto il mondo.
I risultati a due anni sono stati presentati nel congresso dell'Associazione europea di ematologia a Copenaghen e 'sono positivi', ha detto il coordinatore della ricerca, Gambacorti.
Giovanni Nuvoli morì di sete Assolto il medico che lo curò
Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Sassari, Maria Teresa Lupinu, ha accolto la richiesta del pubblico ministero Paolo Piras, e ha prosciolto Sini il medico che si occupò dell'assistenza domiciliare di Nuvoli. Per il gip sono valide le motivazioni del pm, che a gennaio aveva raccolto in cinque pagine la sua richiesta di archiviazione. "La sclerosi laterale amiotrofica lo ha indebolito fin quasi alla morte - aveva scritto il magistrato - la sete lo ha finito. Giovanni Nuvoli l'ha ucciso la Sla, una malattia che paralizza ogni muscolo del corpo e non perdona. Ma al termine di un calvario clinico e giuridico il colpo di grazia glielo ha dato la sete, il 23 luglio dello scorso anno". Fu lui a scegliere di lasciarsi morire in quel modo, non avendo alternative, e nessuno - secondo la Procura della Repubblica di Sassari - può essere ritenuto responsabile di quanto accadde. Per il pm e per il gip il medico che rispettò la sua decisione di non alimentarsi e lo assistette fino alla morte, non commise un reato.
Dopo la morte di Nuvoli, Sini era stato iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di omicidio del consenziente (articolo 579 del codice penale). Il medico seguiva l’ex arbitro algherese da quando aveva lasciato il reparto di Rianimazione dell'Ospedale Civile di Sassari nell’aprile del 2007 fino al 23 luglio scorso, il giorno in cui morì.
«Ucciso dalla dieta»
L’infarto che lo ha ucciso è stato provocato dai farmaci che assumeva per dimagrire. È la clamorosa novità sulla morte di Giampiero Malabaila. A individuare le cause del decesso del cinquantenne imprenditore sarzanese è stata una perizia del dottor Maurizio Ratti, il medico legale incaricato dalla Procura della Repubblica di Chiavari di un supplemento di indagine sulla morte di Giampiero Malabaila avvenuta il 17 novembre del 2006.
La prima a sospettare che fossero stati proprio i farmaci che “Chicco” Malabaila prendeva da un paio di mesi per perdere peso era stata sua moglie Natalie. Qualcosa l’aveva insospettita nella strana morte del marito e allora aveva mandato la figlia Silvia dal medico incaricato di eseguire l’autopsia (sempre il dottor Maurizio Ratti) per consegnargli tutti i medicinali e le pastiglie che il marito assumeva quotidianamente. Non riusciva a spiegarsi le ragioni di quell’infarto che aveva ucciso il suo Chicco sull’autostrada, mentre stava rientrando a casa. Era andato a Firenze per una cerimonia in cui era stato commemorato il fratello minore, Andrea, morto proprio in quello stesso giorno dieci anni prima. All’altezza del casello di Massa il malore. Un camionista vide il fuoristrada condotto da Malabaila sbandare vistosamente e poi fermarsi ai margini della carreggiata. E’ stato proprio l’autista del tir il primo a dargli aiuto e a chiamare i soccorsi. L’imprenditore era ormai agonizzante e dava debolissimi segni di vita. Quando sono arrivate ambulanza e automedica per Giampiero non c’era più nulla da fare e tutti i tentativi di rianimazione si sono rivelati inutili.
Una morte improvvisa in un uomo che non aveva mai manifestato in passato problemi di cuore. Per la moglie una morte sospetta e per i magistrati del tribunale di Massa competenti per territorio la necessità, comunque, di una autopsia prima di rilasciare il nulla osta per la sepoltura
L’autopsia fu disposta dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono. «Ricordo bene la figlia di Malabaila che mi consegnò i farmaci che il padre assumeva» dice al cronista il dottor Maurizio Ratti.
Nella relazione conclusiva del suo lavoro l’anatomopatologo sottolineò l’assunzione di quei medicinali che venivano prescritti a Giampiero Malabaila da un medico di Chiavari. Da qui il coinvolgimento nell’inchiesta della procura del Tigullio che investita della questione ha immediatamente affidato allo stesso dottor Ratti che aveva compiuto gli accertamenti post morte il compito di verificare se potesse esserci relazione tra i farmaci assunti e l’infarto. Nella sua risposta il professionista toscano che è specialista in medicina legale e dirigente dell’Asl toscana, non ha lasciato margini al dubbio : «esiste una correlazione concausale tra l’assunzione dei medicinali e la morte per infarto» ha scritto e loribadisce al cronista: «mi sono avvalso anche di un tossicologo e confermo: c’è una correlazione concausale tra i farmaci assunti e l’infarto». Una perizia che aggrava notevolmente la posizione del medico di Chiavari che ha prescritto i medicinali all’imprenditore sarzanese e che ora è iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Ricevuta, sabato scorso, la perizia del medico toccherà ora al sostituto procuratore Francesco Brancaccio decidere se rinviare a giudizio il professionista. Secondo il perito del magistrato comunque una diagnosi accurata avrebbe consentito allo specialista di Chiavari di comprendere i rischi a cui il paziente andava incontro assumendo quei medicinali.
«Basta, per favore basta. Voglio solo dimenticare. - risponde al telefono Ernesto Malabaila, 76enne papà di Giampiero - E’ uno strazio ricordare quei giorni e rievocare la morte di un figlio. I magistrati dicono che potrebbe essere stato ucciso dai farmaci? Forse ma una cosa è certo Chicco non tornerà»-
Ma è vero che era dimagrito di quindici chili in tre mesi che accusava malori, dolori e aveva repentini cambi di umore ?«Assolutamente no . Aveva perso cinque o sei chili giusto in due o tre mesi ma non era dimagrito vistosamente. Ma chi dice queste cose?» Un giornale dice che le ha dette lei... «E’ falso. E’ falso. Mai dette quelle cose».
Poi per Ernesto Malabaila è il momento del dolore. «Per un padre ripensare alla morte di un figlio è un vero strazio. Credevo fosse tutto chiuso in questi mesi non ho ricevuto comunicazioni di sorta dalla magistratura».